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Arredare zona pranzo open space: la guida pratica

29 Giugno 2026

Soluzione per arredare la zona pranzo open space con consolle allungabile come divisorio

Per arredare la zona pranzo open space senza tirare su muri, la strada piu sensata e una sola: usa il mobile giusto come confine. Non un divisorio finto, ma un pezzo che lavora davvero, contiene le tue cose e ti dice dove finisce il soggiorno e dove inizia il pranzo. Lavoro il legno dal 1994 e in casa della gente questa storia la vedo ogni settimana. Qui sotto ti spiego come ragiono io quando entro in un open space da 25 o 40 metri e devo far convivere divano, cucina e tavola.

Delimitare la zona pranzo senza muri

Una zona si percepisce anche quando non c’e una parete a chiuderla. Bastano tre segnali che l’occhio legge in un attimo: un cambio di pavimento o un tappeto, un punto luce dedicato sopra il tavolo, e un mobile basso che fa da soglia. Messi insieme, dicono “qui si mangia” senza chiudere niente.

Il tappeto sotto il tavolo e il trucco piu vecchio e piu onesto che conosco. Prendilo abbastanza grande da tenere dentro anche le sedie quando le tiri fuori, altrimenti sembra un francobollo dimenticato. Sopra, una sospensione calata bassa: scalda la tavola e taglia visivamente l’aria, cosa che in un soffitto unico aiuta parecchio.

Poi c’e il mobile, e qui ci arrivo subito perche e il pezzo che cambia tutto. Se ti serve vedere come si compone un’intera area coordinata, dai un’occhiata agli ambienti completi: aiuta a capire come dialogano i toni del legno tra pranzo e living prima di scegliere il singolo pezzo.

Il mobile che fa da divisorio (e da dispensa)

Il divisorio che funziona e quello che ti serve a qualcos’altro. Una madia bassa, una credenza, una consolle: la metti di traglio tra il divano e la tavola, e di colpo hai due ambienti senza aver perso un centimetro. Il fronte verso il pranzo tiene tovaglie, bicchieri buoni, le cose che usi a tavola; il retro resta pulito e si affaccia sul soggiorno.

L’altezza conta piu della larghezza. Tienilo basso, intorno agli 85-90 cm, cosi separa ma non chiude: chi sta sul divano vede comunque chi sta in cucina, e la luce passa. Un mobile alto in mezzo a un open space piccolo fa l’effetto barriera, e in un trilocale lo paghi caro.

Per gli spazi stretti i mobili moderni salvaspazio sono fatti apposta: profondita ridotte, ante a chiusura morbida, e linee che non appesantiscono. Il legno massello, lavorato bene, regge anni di sportelli aperti e chiusi senza lamentarsi, e questo lo dico perche li costruisco.

Tre cose da chiedere a un mobile che deve fare da confine:

  • che sia bello su tutti e due i lati, non solo sul fronte (il retro lo guardi dal divano ogni giorno)
  • che abbia capienza vera dentro, non solo un ripiano per finta
  • che il piano sopra regga un vassoio, una lampada o l’appoggio al volo quando apparecchi

Idee concrete per 25-40 mq

Su 25-40 mq la regola e una: niente doppioni e niente pezzi che stanno fermi. Ogni mobile deve guadagnarsi il posto. La tavola fissa da otto, in un monolocale o bilocale, ruba spazio 360 giorni l’anno per servirti 5 volte. E uno spreco, anche se bello.

Su una metratura cosi io ragiono per stratificazione. Il pranzo di tutti i giorni lo risolvi con un piano piccolo, magari la penisola della cucina o un tavolino per due-tre persone. Quando arrivano ospiti, allunghi. Il pezzo che fa questo lavoro meglio di tutti e la consolle allungabile: chiusa e profonda quanto un mobile da parete, aperta diventa una tavolata. Il resto del tempo se ne sta buona contro il muro o fa da divisorio, come dicevamo prima.

Qualche misura da tenere a mente quando incastri i pezzi:

  • lascia almeno 90 cm dietro le sedie per passare e tirarle indietro
  • una consolle da parete chiusa profonda 40-50 cm non si sente quasi
  • per ogni commensale conta circa 60 cm di tavola in larghezza
  • la sospensione sopra il tavolo va tenuta a 60-70 cm dal piano

Se invece lo spazio te lo concede e vuoi un pezzo importante che resti, le sale da pranzo made in Italy ti danno la tavola vera, quella che monti una volta e poi vive con te. Dipende da come usi la casa: chi riceve spesso preferisce il tavolo sempre pronto, chi ha pochi metri vince con l’allungabile.

La tavolata che esce solo quando serve

L’idea di tenere la tavolata “in tasca” e quella che fa respirare gli open space piccoli. Per undici mesi vivi leggero, con un piano essenziale; poi a Natale, o quando viene la famiglia, apri e siedi in dieci o dodici. Non e un compromesso, e proprio il modo intelligente di stare in pochi metri.

Il punto delicato e dove tieni le allunghe. Le consolle ben fatte le portano dentro, cosi non finiscono dietro l’armadio a prendere polvere e a graffiarsi. Quando il legno e massello, le allunghe restano dello stesso colore del piano negli anni, perche invecchiano insieme. Con i laminati capita che dopo un po’ la giunta si veda, e a tavola apparecchiata si nota.

Un consiglio da bottega: prima di comprare, prova ad aprire e chiudere il meccanismo con le tue mani. Deve scorrere liscio, senza che tu debba spostare mezza casa. Se per allungare devi smontare le gambe o chiamare aiuto, quel tavolo lo aprirai una volta e poi mai piu, e tanto valeva prenderlo fisso.

Gli errori che vedo piu spesso

Il primo errore e mettere tutto in fila contro le pareti pensando di guadagnare spazio. Spesso e il contrario: un mobile posizionato per dividere ti regala due ambienti, mentre tutto schiacciato ai muri lascia un buco vuoto in mezzo che non sai come usare.

Il secondo e abbinare legni che litigano. In un ambiente unico vedi cucina, pranzo e soggiorno in un colpo d’occhio, quindi i toni del legno devono parlarsi. Non serve siano identici, ma neanche stridere. Su questo gli architetti di Diotti insistono giustamente sulla coerenza dei materiali tra le zone, ed e un principio che vale anche per il pezzo artigianale.

Il terzo, il piu comune, e sovrastimare quante volte useremo la tavola grande. Sii onesto con te stesso su come vivi davvero la casa. Se i pranzi numerosi sono cinque l’anno, prendi un pezzo che si allunga e tieniti i metri liberi per il resto del tempo. La casa la vivi tu, ogni giorno, non solo quando hai ospiti.

Se hai dubbi sulla misura o sul tipo di legno per il tuo open space, scrivimi pure: vengo da una bottega dove i mobili si pensano addosso alla stanza, non si scelgono a caso da un catalogo.

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