
Per arredare la zona pranzo open space senza tirare su muri, la strada piu sensata e una sola: usa il mobile giusto come confine. Non un divisorio finto, ma un pezzo che lavora davvero, contiene le tue cose e ti dice dove finisce il soggiorno e dove inizia il pranzo. Lavoro il legno dal 1994 e in casa della gente questa storia la vedo ogni settimana. Qui sotto ti spiego come ragiono io quando entro in un open space da 25 o 40 metri e devo far convivere divano, cucina e tavola.
- Delimitare la zona pranzo senza muri
- Il mobile che fa da divisorio (e da dispensa)
- Idee concrete per 25-40 mq
- La tavolata che esce solo quando serve
- Gli errori che vedo piu spesso
Delimitare la zona pranzo senza muri
Una zona si percepisce anche quando non c’e una parete a chiuderla. Bastano tre segnali che l’occhio legge in un attimo: un cambio di pavimento o un tappeto, un punto luce dedicato sopra il tavolo, e un mobile basso che fa da soglia. Messi insieme, dicono “qui si mangia” senza chiudere niente.
Il tappeto sotto il tavolo e il trucco piu vecchio e piu onesto che conosco. Prendilo abbastanza grande da tenere dentro anche le sedie quando le tiri fuori, altrimenti sembra un francobollo dimenticato. Sopra, una sospensione calata bassa: scalda la tavola e taglia visivamente l’aria, cosa che in un soffitto unico aiuta parecchio.
Poi c’e il mobile, e qui ci arrivo subito perche e il pezzo che cambia tutto. Se ti serve vedere come si compone un’intera area coordinata, dai un’occhiata agli ambienti completi: aiuta a capire come dialogano i toni del legno tra pranzo e living prima di scegliere il singolo pezzo.
Il mobile che fa da divisorio (e da dispensa)
Il divisorio che funziona e quello che ti serve a qualcos’altro. Una madia bassa, una credenza, una consolle: la metti di traglio tra il divano e la tavola, e di colpo hai due ambienti senza aver perso un centimetro. Il fronte verso il pranzo tiene tovaglie, bicchieri buoni, le cose che usi a tavola; il retro resta pulito e si affaccia sul soggiorno.
L’altezza conta piu della larghezza. Tienilo basso, intorno agli 85-90 cm, cosi separa ma non chiude: chi sta sul divano vede comunque chi sta in cucina, e la luce passa. Un mobile alto in mezzo a un open space piccolo fa l’effetto barriera, e in un trilocale lo paghi caro.
Per gli spazi stretti i mobili moderni salvaspazio sono fatti apposta: profondita ridotte, ante a chiusura morbida, e linee che non appesantiscono. Il legno massello, lavorato bene, regge anni di sportelli aperti e chiusi senza lamentarsi, e questo lo dico perche li costruisco.
Tre cose da chiedere a un mobile che deve fare da confine:
- che sia bello su tutti e due i lati, non solo sul fronte (il retro lo guardi dal divano ogni giorno)
- che abbia capienza vera dentro, non solo un ripiano per finta
- che il piano sopra regga un vassoio, una lampada o l’appoggio al volo quando apparecchi
Idee concrete per 25-40 mq
Su 25-40 mq la regola e una: niente doppioni e niente pezzi che stanno fermi. Ogni mobile deve guadagnarsi il posto. La tavola fissa da otto, in un monolocale o bilocale, ruba spazio 360 giorni l’anno per servirti 5 volte. E uno spreco, anche se bello.
Su una metratura cosi io ragiono per stratificazione. Il pranzo di tutti i giorni lo risolvi con un piano piccolo, magari la penisola della cucina o un tavolino per due-tre persone. Quando arrivano ospiti, allunghi. Il pezzo che fa questo lavoro meglio di tutti e la consolle allungabile: chiusa e profonda quanto un mobile da parete, aperta diventa una tavolata. Il resto del tempo se ne sta buona contro il muro o fa da divisorio, come dicevamo prima.
Qualche misura da tenere a mente quando incastri i pezzi:
- lascia almeno 90 cm dietro le sedie per passare e tirarle indietro
- una consolle da parete chiusa profonda 40-50 cm non si sente quasi
- per ogni commensale conta circa 60 cm di tavola in larghezza
- la sospensione sopra il tavolo va tenuta a 60-70 cm dal piano
Se invece lo spazio te lo concede e vuoi un pezzo importante che resti, le sale da pranzo made in Italy ti danno la tavola vera, quella che monti una volta e poi vive con te. Dipende da come usi la casa: chi riceve spesso preferisce il tavolo sempre pronto, chi ha pochi metri vince con l’allungabile.
La tavolata che esce solo quando serve
L’idea di tenere la tavolata “in tasca” e quella che fa respirare gli open space piccoli. Per undici mesi vivi leggero, con un piano essenziale; poi a Natale, o quando viene la famiglia, apri e siedi in dieci o dodici. Non e un compromesso, e proprio il modo intelligente di stare in pochi metri.
Il punto delicato e dove tieni le allunghe. Le consolle ben fatte le portano dentro, cosi non finiscono dietro l’armadio a prendere polvere e a graffiarsi. Quando il legno e massello, le allunghe restano dello stesso colore del piano negli anni, perche invecchiano insieme. Con i laminati capita che dopo un po’ la giunta si veda, e a tavola apparecchiata si nota.
Un consiglio da bottega: prima di comprare, prova ad aprire e chiudere il meccanismo con le tue mani. Deve scorrere liscio, senza che tu debba spostare mezza casa. Se per allungare devi smontare le gambe o chiamare aiuto, quel tavolo lo aprirai una volta e poi mai piu, e tanto valeva prenderlo fisso.
Gli errori che vedo piu spesso
Il primo errore e mettere tutto in fila contro le pareti pensando di guadagnare spazio. Spesso e il contrario: un mobile posizionato per dividere ti regala due ambienti, mentre tutto schiacciato ai muri lascia un buco vuoto in mezzo che non sai come usare.
Il secondo e abbinare legni che litigano. In un ambiente unico vedi cucina, pranzo e soggiorno in un colpo d’occhio, quindi i toni del legno devono parlarsi. Non serve siano identici, ma neanche stridere. Su questo gli architetti di Diotti insistono giustamente sulla coerenza dei materiali tra le zone, ed e un principio che vale anche per il pezzo artigianale.
Il terzo, il piu comune, e sovrastimare quante volte useremo la tavola grande. Sii onesto con te stesso su come vivi davvero la casa. Se i pranzi numerosi sono cinque l’anno, prendi un pezzo che si allunga e tieniti i metri liberi per il resto del tempo. La casa la vivi tu, ogni giorno, non solo quando hai ospiti.
Se hai dubbi sulla misura o sul tipo di legno per il tuo open space, scrivimi pure: vengo da una bottega dove i mobili si pensano addosso alla stanza, non si scelgono a caso da un catalogo.